Storia del Papiro di Laurea

by UniPapiro

Già nel ‘600 parenti e amici celebravano le qualità dei neodottori scrivendo sonetti e canzoni. Ma è dalla seconda metà del XIX secolo che questa usanza si trasforma in vera e propria tradizione, con il taglio ironico che la contraddistingue. 

papiri di laurea storici

I papiri di Primo Sinopico

Dall’Unità d’Italia in poi, iniziarono a circolare alcune riviste universitarie caratterizzate da vignette e caricature i cui bersagli erano studenti e professori del Bo, personaggi conosciuti anche fuori dalle mura universitarie.

All’inzio del XX secolo, giunse in città un disegnatore di origini sarde che dal 1911 al 1913 fu il principale vignettista e caricaturista della rivista “Lo Studente di Padova”. Raoul Chareun arrivò a Padova nel 1909 e non abbandonò mai l’ambiente universitario e goliardico. Sulle pagine dello “Studente” comparvero i suoi papiri: una caricatura semplice ma molto espressiva del neodottore e sotto quattro, cinque righe di versi. Si firmava Primo Sinopico, nome d’arte perfetto per colui che possiamo considerare il primo papirista vero e proprio e che fece da capostipite ai papiristi degli anni ’20, come Toni Menegazzo, meglio conosciuto come Amen.

Il rito del papiro ebbe modo di sopravvivere anche durante il Ventennio fascista e, superati gli anni drammatici della guerra e la povertà dell’immediato dopoguerra, visse il suo periodo migliore. Negli anni Cinquanta, gli anni d’oro della goliardia a Padova, i papiri erano una cosa seria! (O quasi!)

Disegnatori eccezionali, vignette e rime ironiche, vere e proprie opere d’arte! Autori dell’epoca furono Vittorio Dal Piaz eCarlo Barotti, che furono anche tra i fondatori della famosa orchestra polifonica Vitaliano Lenguazza.

I papiri di Tito Bignozzi

Tra tutti si distinse Tito Bignozzi, colui che oggi è considerato il più grande di sempre! Disegnatore professionista, ha iniziato a fare papiri a fine anni ’30 e ha continuato ininterrottamente fino al 1990. Tito disegnava tutti i suoi papiri a china, scriveva i testi in dialetto componendo vere e proprie poesie in volgare e preferiva un’ironia velata alle marcate allusioni sessuali che andavano e vanno ancora oggi per la maggiore.

I papiri di Carlo Sartori

Suo allievo e successore fu Carlo Sartori di Borgoricco, papirista in attività negli anni ‘70 e ’80, goliarda e fonte inesauribile di materiale storico! Alcuni suoi papiri, insieme a quelli di molti altri autori della seconda metà del XX secolo, sono stati donati al mitico Mario, barista del bar del Bo che nel 2018 ha donato la sua collezione (più di 1000 papiri!) alla Fondazione VIII Febbraio.

Oggi l’avvento delle nuove tecniche ha offerto agli autori dei papiri il contributo di nuovi mezzi, come la fotografia e il computer. La struttura del papiro ha mantenuto la caricatura centrale sacrificando le vignette periferiche per dare spazio a veri e propri racconti i rima.

La lettura del papiro è diventata un evento quasi estremo con scherzi sempre più spinti. Nonostante questo, la tradizione è sopravvissuta e anche la passione per il disegno: UniPapiro si impegna a raccontare la storia del papiro e a promuovere i migliori papiristi in circolazione, come Paolo Marchesini (papirista dell’anno 2017) e Valentino Villanova (papirista dell’anno 2018 e autore del libro Lode al Papiro di Laurea).

Per ammirare i loro lavori, quelli di Tito Bignozzi, di Carlo Sartori e di molti altri autori, visitate il nostro Archivio Storico

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