Mario è un signore sui settant’anni che dal 57’ lavora nello stesso bar. Dopo essere stato ragazzo di bottega, è diventato grande, ha preso moglie e fatto figli – “tutte quee robe là, diciamo” – per poi rilevare l’attività che adesso porta il suo nome.

barmario

Più istituzione che attività commerciale, il Bar Mario sorge all’interno del Palazzo del Bo ed è un luogo leggendario per chi ha vissuto l’Università di Padova. Faro del mondo goliardico, rifugio per matricole e professori, è anche vero e proprio museo di storia accademica e cittadina.
Noi abbiamo deciso di chiedere proprio a Mario di raccontarci la sua storia, e soprattutto:

 

Cos’è per Mario il Bar Mario?

 

È un punto di ritrovo per goliardi e non, per chi faceva parte della Polifonica (orchestra goliardica che debuttò l’8 febbraio del ’59, ndr), di cui sono anche membro onorario. In generale è un luogo dove tutti i miei amici possono ritrovarsi e passare del tempo insieme.

 

E quando ha aperto il Bar?

 

Nel ‘47. Prima non c’era nulla di simile. Io nel ’57 ho iniziato come ragazzo di bottega e sono cresciuto qui dentro. Oggi, dopo averlo rilevato tanti anni fa, sono tornato ad essere il ragazzo di bottega, perché è mia figlia Stefania a mandare avanti il bar.

 

Mario… almeno a Stefania hai rivelato le ricette segrete dei tuoi aperitivi Morandini e Polifonico?

 

No! Finché la testa regge, me le tengo per me. Nessuno al mondo le conosce, solo io.

 

E hai mai chiesto soldi per rivelarle?

 

Mai! E non ne vorrei. Neanche per la mia collezione di papiri. Non sono solo il simbolo del mio impegno per conservarli, ma anche dell’impegno dei ragazzi che me li hanno donati. A me piacciono tutti, quelli belli e quelli brutti. Per me l’importante è che il ragazzo si sia laureato bene!

 

Veniamo allora alla tua incredibile collezione. C’è qualche papiro che ricordi con più affetto degli altri?

 

No, amo tutti i papiri. Un tempo il papiro era dedicato alle matricole, così gli studenti venivano davanti al bar per la lettura e per fare scherzi alla matricola e, finito il rituale, brindavano con me… e che cappe di fumo si formavano qui dentro, a ripensarci adesso non so proprio come siamo sopravvissuti!

 

C’erano facoltà più affezionate al bar e alla tradizione goliardica del papiro?

 

Un tempo la segreteria studenti era qui, nel Palazzo del Bo, e quindi ogni studente frequentava questi luoghi. E poi, con la scusa del papiro alle matricole, tutti gli studenti erano un po’ goliardi. Anche perché la Goliardia era il modo migliore per divertirsi, per conoscere studenti e nuovi amici. Oggi gli studenti si possono divertire ovunque e in tanti modi. Un tempo era diverso.

 

Ma studenti e professori non portavano solo matricole a bere al Bar, anche ospiti illustri. Vero?

 

Assolutamente sì. Scalfaro, Buttiglione, Spadolini… a Spadolini i ragazzi hanno regalato un maiale. Lui se l’è portato a casa e mi ha rimandato indietro la gabbia dell’animale, ripulita, e piena di bottiglie per ringraziare.

 

Il Principe e Senatore del Bo, Benefattore e Professore Polifonico Ad Honorem Causa dal 1995, Mario del Bar Mario è stanco delle nostre domande e quindi proviamo a chiudere l’intervista strappando qualche altra curiosità.

 

Il papiro più antico?

 

Merigliano, ‘47 (che fu rettore del Bo).

 

Quello più particolare?

 

Uno lunghissimo, della “Nutella” (soprannome goliardico, ndr).

 

Il tribuno cui sei più affezionato?

 

A tutti. Ricordo quello che era in carica nel 57’, quando ho iniziato a lavorare qui: Del Bruno.

 

E i papiristi migliori?

 

Un tempo c’era un Avvocato bravissimo a fare papiri, ma non ricordo il nome… E a casa ho un’opera di Enrico Schiavinato, grande papirista.

 

Grazie mille Mario! Adesso per favore facci due Polifonici!

Il Papiro secondo Mario (del Bar Mario)
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