Un Papiro di Laurea è prima di tutto un racconto. La narrazione ironica delle glorie e (soprattutto) delle infamie di chi vive l’Università di Padova, oggi quasi esclusivamente dei neodottori sfornati sessione dopo sessione dall’ateneo.

Nei Papiri, un tempo, ci finivano anche matricole e professori, permettendo di raccontare un’intera community (ante social) ed un essere alla pari, uno stare insieme che oggi è decisamente più raro. Questo forte senso d’appartenenza, rendeva l’Università forza propulsiva del cambiamento, di ogni progresso sociale e culturale. Città e ateneo erano indissolubilmente uniti e non è un caso che quando fu il momento di “fare l’Italia” qui da noi, i primi a provarci furono proprio studenti e professori. Nella gloriosa e fallimentare giornata del 8 febbraio del 1848 il Risorgimento arrivò nella città di Antenore, e le fila di universitari si scontrano con l’esercito austriaco. Centro della protesta, bar universitario per eccellenza era il Caffè Pedrocchi, dove anche dopo la fine della battaglia si continuò a pensare il futuro della Città e del Paese.

8febbraio1848

Da quel momento in poi, anche dopo l’Unità d’Italia, il Caffè senza porte divenne il centro culturale cittadino, iniziarono a circolare alcune riviste e nel 1890 comparve tra le sale del Pedrocchi “Lo Studente di Padova”. Fondato dai professori che frequentavano il Caffè, fin da subito si caratterizzò per il taglio ironico dei contenuti, in particolare vignette e caricature i cui bersagli erano studenti e professori del Bo, personaggi conosciuti anche fuori dalle mura universitarie.

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A partire dalla seconda edizione della rivista, ormai già nel XX secolo, collaborò con “Lo Studente di Padova” un disegnatore di origini sarde, che dal 1911 al 1913 fu il principale vignettista e caricaturista della rivista. Raoul Chareun arrivò a Padova nel 1909 per terminare il suo percorso di Studi in Scienze Fisico-Matematiche (roba tosta). Dopo il settokimo esame in mineralogia decise di interrompere gli studi ma non abbandonò mai l’ambiente universitario e goliardico. E sulle pagine dello “Studente” comparvero i suoi papiri: una caricatura semplice ma molto espressiva del neodottore e sotto quattro, cinque righe di versi. Si firmava Primo Sinopico. Nome d’arte perfetto per colui che fece da capostipite ai papiristi degli anni ’20 e che possiamo considerare il primo papirista vero e proprio.

Chiusa la collaborazione con lo “Studente di Padova”, nel 1915 Primo iniziò a pubblicare le sue caricature su “L’occhio”. Rivista goliardica che oltre al mondo universitario guardava anche a quello politico e che affrontava i temi dell’attualità, in particolare lo scontro tra interventisti e neutralisti, permettendo così all’ambiente accademico di partecipare (attraverso l’arma intellettuale più indigesta al potere, la satira) al dibattito socio-culturale nazionale

Per quanto riguarda la nostra di Storia, quella dei Papiri, qualche anno dopo, a Guerra finita, altri importanti papiristi arriveranno a “L’occhio” e continueranno l’opera di Primo Sinopico, sardo naturalizzato padovano, studente mai laureato, disegnatore immenso e primo tra i papiristi, di nome e di fatto.

Lo “Studente di Padova” e Primo Sinopico
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